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domenica 1 gennaio 2017

BORGO PINTI storie fiorentine tra antichi palazzi e giardini nascosti


Una delle più antiche vie fiorentine scende da Fiesole ed arriva al cuore della città.
Borgo Pinti ci rivela ancora oggi la storia della città con i suoi numerosi palazzi, monasteri e chiese; edifici costruiti nei secoli, opere di grandi artisti e testimonianze della vita in città.
Fin dall’epoca romana la via collegava la collina fiesolana a Firenze e man mano che si è arricchita di case  ed altri edifici è divenne un vero e proprio borgo.

Inizio il mio cammino in questa via dall’arco di San Pierino(incrocio via Sant’Egidio).  Inizio un po’ tortuoso, ma bene presto mi è evidente la direttrice verso Fiesole, la cui collina si intravede sul fondo della via. Come una breccia tra i palazzi di ogni epoca lo sguardo tra i tetti arriva sin sulla collina fiesolana.
È un alternarsi di palazzi, torrini, edifici dall’aspetto mutevole e mai banale.    In questa via si vivono storie di gloriose famiglie e opere di artisti fiorentini. Le mura dei palazzi celano un mondo un po’ segreto, nascosto al loro interno. Il profilo mutevole dei palazzi, il continuo alternarsi di stili di importanti palazzi storici e case più modeste possono distrarre il passante dal lato più affascinante e segreto di Borgo Pinti. Sono i numerosi giardini e cortili che talvolta si intravedono da un apertura o un cancello, ma che spesso rimangono nascosti alla strada e racchiudono storie antiche soprattutto della Firenze rinascimentale e della Firenze ottocentesca quando fu capitale d’Italia.
È una via ricca di storia, di personaggi che vi hanno vissuto ed animato il borgo che fù.. Proseguendo il cammino(direzione Piazzale Donatello) sulla destra si incortra un bel palazzo con un busto che campeggia al di sopra di un gran portone d’ingresso. Questo è il busto di Ferdinando I duca di Firenze. Questo bel busto è opera del Giambologna che proprio lì in quell’edificio  ebbe in uso dal duca Ferdinando stesso il suo laboratorio fiorentino. Lì l’artista creò, oltre a quel busto in pietra, la statua equestre di Ferdinando I di piazza Santissima Annunziata e quella di Cosimo I de’ Medici di Piazza della Signoria.

Dettaglio cappella di Santa Maria de' Pazzi
Il nome Borgo Pinti sembra venir da un antico monastero, oggi  dedicato a Santa Maria dei Pazzi, conosciuto come “delle Convertite” (che accoglieva cortigiane pentite già nel 1252). Detto poi per la sua funzione “monastero delle donne penitenti” da qui pare prendere il nome “Pinti”.

Al numero 33 si erge un palazzo tardo rinascimentale ristrutturato con gusto dalla famiglia Caccini nel ‘500, avvalendosi dei maggiori artisti del periodo quali l’Ammannati al quale sarebbe attribuito il portone d’ingresso.  Nel ‘500 gli stessi Caccini ne curarono un grandioso giardino protetto dalla facciata del palazzo che ne lascia intravedere solo alcuni colori attraverso un portico affrescato. Sembra che tal Matteo Caccini vi coltivò rarita botaniche tali da farlo menzionare da importanti studi botanici.
Proseguendo il cammino, oltrepassato l’incrocio con via Giusti, un muro nasconde altri due giardini. Il primo fu dei Gesuiti che vi coltivarono un agrumeto(uno dei primi in Firenze), il secondo di casa Salviati nel quale fu una famosa coltivazione di zibibbo e varietà di gelsomino. Da qualche anno proprio in parte di quello che fu il famoso orto dei Salviati, precisamente al numero 76, ha sede “Orti Di Pinti” un moderno community garden (per maggiori informazioni vi rimando al sito web: http://www.ortidipinti.it/it/).
Il moderno Orto Di Pinti al numero 76, Community Garden dove un tempo sorgeva il famoso orto con gelsomini dei Salviati

Giardini nascosti, al riparo dai rumori della strada e dei movimenti della città. Piccoli paradisi gelosamente custoditi, oggi non tutti si possono visitare e forse non tutti hanno ancora quello stesso fascino per cui furono concepiti. Però raccontarne le storie e la bellezza lascia una piacevole viva immaginazione di piacevoli luoghi senza tempo.
Ancora più avanti, in quello che fu il Casino Scala e definito dal Ginori nel ‘500 “La prima residenza mezza di città e mezza di campagna” si cela il più grande girdino entro le mura cittadine dopo il maestoso giardino di Boboli. Fu la famiglia Della Gherardesca che ingrandi la proprietà  e si dedicò alla creazione di un giardino stupendo che ancora oggi mantiene splendore.
Apparentemente un via periferica Borgo Pinti rachiude e conserva nei suoi antichi palazzi importanti testimoniantìze e riocordi della storia di Firenze, che qui non sembra essere poi così lontana.